Blog Armando Pellizzari

15

febbraio

posa pavimenti vicenza

Consigli sulla posa dei pavimenti

Una corretta esecuzione delle operazioni di posa è indispensabile per assicurare un perfetto risultato finale. Vediamo una guida completa sulla posa in opera delle principali pavimentazioni.

Posa pavimento in legno

Il legno è da sempre considerato uno dei materiali migliori per i pavimenti, malgrado il laminato, il gres e altre tipologie negli ultimi anni siano diventati sempre più popolari. Dalla sua, il legno vanta una notevole serie di vantaggi, derivati prima di tutto dalla sua eccellente resa estetica, in grado di dare immediatamente un tono di raffinatezza ed eleganza a qualsiasi ambiente. Si tratta di in materiale di grande calore, piacevole da sfiorare e che accoglie bene il piede di chi lo calpesta, offrendo allo stesso tempo anche una notevole resistenza e la capacità di assorbire i rumori. In più, le possibilità sono praticamente infinite per chi vuole scegliere un pavimento in legno, dato il grande numero di essenze, da quelle più tradizionali a quelle esotiche.
Per quanto riguarda la posa del pavimento in legno, la prima tipologia è quella del parquet classico. Si può dire che esistano tre tecniche diverse per l’installazione del parquet: la posa flottante, la posa inchiodata e la posa incollata, ognuna delle quali con i suoi vantaggi specifici e le sue particolarità.
La posa flottante è popolare soprattutto perché può essere utilizzata su qualsiasi tipologia di fondo, è molto economica e garantisce installazioni rapide. Di norma richiede l’uso di listoni di grosse dimensioni, con misure prestabilite, che vengono applicate direttamente sulla superficie del pavimento con diverse tecniche di incastro. Per la posa inchiodata, invece, si fa riferimento a listelli ancora più massicci, da installare su un’apposita pre-struttura in legno su un sottofondo realizzato in cemento. Infine c’è la tradizionale posa incollata, utilizzata in particolar modo quando si va a intervenire su pavimenti preesistenti con l’incollatura di listelli, grazie a composti chimici particolarmente affidabili, o anche in questo caso con diverse tecniche d’incastro.
In tutti i casi, è necessario intervenire sul sottofondo, quando questo è presente, rendendolo perfettamente livellato, stendendo il cemento o la colla – se si tratta di posa inchiodata o di posta incollata – in maniera uniforma con una cazzuole e poi con una spatola. Vi sono varie tipologie per la posa in opera, con diversi disegni geometrici a seconda delle caratteristiche del pavmento stesso e delle preferenze del cliente. Tra le pose più comuni c’è quella a spina di pesce, dove la testa di ogni listello va ad appoggiarsi sul fianco del listello limitrofo, quella a scacchiera, con i listelli che formano quadrati alternati in direzioni diverse, e la posa a correre, la pù semplice e la più comune, con i listelli che sono messi uno di seguito all’altro in diverse file parallele.
Quando si parla di pavimento in legno, però, oggi non si fa riferimento soltanto ai pavimenti con le classiche essenze naturali, ma anche a prodotti che per via delle loro caratteristiche sono in grado di “imitare” l’effetto legno in modo soddisfacente, allo stesso tempo garantendo alcuni vantaggi ulteriori che solo le nuove materie prime possono dare. Uno di questi è il gres porcellanato effetto legno, che unisce le virtù del gres (in particolare la lavabilità, la resistenza agli agenti chimici, la resistenza alle sollecitazioni e all’usura) con l’aspetto legante del legno, in modo da creare spazi armoniosi e belli da vivere.
Per installare un pavimento in gres efftto legno è necessario prima di tutto applicare una malta cementizia, anche con uno strato di un certo spessore nel caso si tratti di ambienti molto sollecitati. L’alternativa è la colla, da usarsi soprattutto quando si vuole piastrellare con listoni – imitando così ancora più da vicino l’effetto autentico del legno – invece delle tradizionali piastrelle. Per la posa, come sempre, sarà indispensabile avere sottomano attrezzi come la cazzuola, il martello, la cazzuola di gomma, i distanziatori e la segatura. Quando si posano le piastrelle è possibile iniziare dal centro della stanza oppure da un angolo, dirigendosi verso la parete opposta a quella dove si trova la porta d’ingresso della stanza, e poi, successivamente, verso gli altri muri laterali. Attenzione a eseguire sempre un controllo di battitura dopo aver posato una piastrella, assicurandosi cioè che il pezzo non si stacchi e che la piastrella stessa abbia aderito alla malta nel modo corretto.

Posa pavimento esterno

Quando si deve posare un pavimento esterno, bisogna tenere conto di problematiche e specificità tipiche di questa operazione, che differisce dalla normale posa di un pavimento interno da vari punti di vista. Per prima cosa si ha a che fare con un suolo che è ben diverso dai pavimenti di casa, e soprattutto è necessario far in modo che il nuovo pavimento possa resistere nel migliore dei modi a vari tipi di sollecitazioni tipiche dell’ambiente esterno. In particolare, il pavimento deve comportarsi bene anche in zone dove ci sono forti piogge e fenomeni atmosferici di notevole violenza. In più bisogna tenere conto che in esterno non mancano fenomeni di escursione termica molto più significativi di quelli negli interni di un’abitazione, dove più o meno c’è una temperatura fissa che, a parte gli estremi stagionali, si aggira intorno ai 18-22 gradi. In esterno, invece, dal giorno alla notte ci possono essere importanti differenze che si fanno sentire ad esempio per la dilatazione dei materiali: per questo il primo consiglio è quello di scegliere materie prime molto affidabili e fare riferimento agli esperti quando si tratta di effettuare il proprio acquisto, per non pentirsene.

Esiste infatti una vasta gamma di prodotti che possono essere utilizzati con profitto per le pavimentazioni esterne: blocchetti di cemento, piastrelle di tutti i tipi, rivestimenti sintetici e così via. Una corretta posa di un pavimento esterno non può prescindere da uno studio accurato del suolo che si vuole ricoprire, in termini di natura del suolo stesso e di giacitura. Tra i tipi di suolo adatti per una pavimentazione ci sono le pietre, la ghiaia, la sabbia, l’argilla e il terreno limoso. È necessario l’intervento di un espero per analizzare la natura di un terreno, valutandone con attenzione le sue caratteristiche fisiche, chimiche e meccaniche, in modo da stabilirne la qualità. Tra i terreni migliori per una posa da esterni ci sono quelli rocciosi, quelli sabbiosi e quelli ghiaiosi compatti, mentre il consiglio è quello di stare alla larga da suoli paludosi e vegetali, perché possono presentare notevoli difficoltà e implicare l’uso di attrezzi e di materiali molto costosi. Se si tratta di un suolo “difficile” e poco coeso, lo si può armare per ripartire in un modo più efficace i carichi soprastanti e ottenere allo stesso tempo una ripartizione più uniforme delle sollecitazioni. Per quanto riguarda il tipo di armatura da impiegare per armare il massetto si possono utilizzare sia le reti metalliche classiche, quelle a maglia quadrate, sia reti in poliestere rinforzato di qualità o in fibra di vetro. Il vantaggio, nel secondo caso, è che il peso di questi materiali è molto inferiore a quello del metallo, e inoltre non ci sono fenomeni ossidativi che portano per forza di cose, con il passare del tempo, a un’evidente degenerazione dell’armatura stessa.
Dopo aver realizzato il massetto si può provvedere all’allettamento, che cambia a seconda del tipo di pavimentazione che deve essere posato. Uno dei materiali più utilizzati (ad esempio per i classici cubetti di porfido) è la sabbia, che ha un ottimo effetto drenante (indispensabile in zone dove piove molto per evitare che si formino antiestetiche pozzanghere), o ancora il sabbione o la malta cementizia. Dopo avere posato le lastre, le piastrelle, i cubetti o qualsiasi altro tipo di pavimentazione scelta si passa alla battitura per incassare al meglio i singoli elementi, rispettando al contempo la pendenza del terreno in esame. Una volta terminate l varie operazioni si può passare al riempimento delle fughe per mezzo di validi sigillanti per esterno, avendo cura di controllare che siano realizzati appositamente per questo genere di pose.

Per i pavimenti esterni, una soluzione molto gettonata è quella della posa a secco. Questa può essere utilizzata sia con l’erba che con il terreno, in ghiaia o in sabbia; si tratta di installazioni facili e veloci, che possono essere calpestate immediatamente e non richiedono (a differenza di altri sistemi) l’intervento di personale specializzato. Per la posa a secco è importante utilizzare materiali adatti, con il vantaggio che le pavimentazioni possono essere modificate in maniera anche radicale in qualsiasi momento, riutilizzando lastre e piastrelle più volte e senza usare collanti sintetici. La posa a secco garantisce anche un drenaggio ottimale dell’acqua.

Posa pavimento PVC

Il PVC è una scelta tra le più comuni per quanto riguarda i pavimenti, soprattutto negli ultimi anni: questo materiale infatti ha delle caratteristiche fisiche e meccaniche di assoluta eccellenza, che li rendono ideali soprattutto per ambienti come le camerette dei bambini e non solo. Si sceglie un pavimento in PVC prima di tutto per la sua resistenza all’acqua (per cui, a differenza dei parquet pregiati non trattati, può essere tranquillamente utilizzato anche in una cucina oppure in un bagno), la resistenza all’usura anche a distanza di molti anni, l’isolamento acustico, eccellente soprattutto nelle zone ad alto grado di calpestio. In più il pavimento in PVC è idoneo alla posa anche su pavimenti riscaldanti, avendo cura di non superare i 28 gradi centigradi per non rovinare l’installazione. Rispetto al legno, un pavimento in PVC è anche più abbordabile per un’installazione fai da te, senza fare ricorso a professionisti ed esperti: si tratta di un materiale leggero, dallo spessore molto contenuto e che può essere utilizzato in sovrapposizione a pavimenti già esistenti, senza dover affrontare i costi di una demolizione o di una rimozione. Il PVC è un materiale flessibile e in grado di imitare il parquet, il marmo, la ceramica, il tutto per una frazione del costo di questi materiali. Da ricordare in fine che si tratta di materiali ecologici e completamente riciclabili.

Per installare i pavimenti in PVC si possono usare varie tecniche di posa: possono essere pavimenti flottanti, pavimenti applicati direttamente su piastrelle , pavimenti adesivi. Di norma il PVC viene venduta sotto forma di quadrotti o di rotoli, visto che la sua natura sintetica garantisce anche una grande elasticità, un sicuro vantaggio anche dal punto di vista logistico e del trasporto. Dopo aver preso le misure del pavimento e quindi calcolato il numero di rotoli necessari per rivestirlo nella sua interezza, quindi anche la quantità di colla, si procede a pulire il sottofondo anche utilizzando un buon detergente, eliminando alla radice ogni problema di planarità che può manifestarsi sotto forma di crepe e di imperfezioni di vario tipo. Tagliata la prima striscia (con una certa tolleranza, sempre meglio lasciarsi un po’ di spazio in più per rifiniture successive), si arrotola il telo, si applica la colla in modo uniforme e si srotola la striscia, fissandola nel modo più compatto possibile. È necessario procedere a continue pressioni sul materiale per fare sì che spariscano eventuali bolle d’aria. Per i quadrotti in PVC, l’iter è molto simile, ma bisogna ricordarsi, per prima cosa, di tracciare delle linee guida perpendicolari su cui fare riferimento: posare i quadrotti in maniera precisa, soprattutto se si è optato per il fai da te, non è sempre semplice e il rischio è quello di arrivare a lavoro finito con una superficie coperta in modo imperfetto o storto.
Particolarmente diffusi negli ultimi anni sono i pavimenti in PVC adesivo, che non richiedono nemmeno la colla utilizzata di norma per la posa. In questo caso l’installazione è ancora più immediata ed efficace, basta ricordarsi prima di tutto di verificare le condizioni del pavimento per quanto riguarda la presenza di umidità. Il rischio, infatti, è che il PVC adesivo possa staccarsi molto velocemente se la superficie non è perfettamente asciutta. Se gli ambienti sono destinati a essere molto umidi, ad esempio perché il pavimento da rivestire si trova sopra una cantina di campagna, è meglio basarsi sui pavimenti in PVC non adesivi ma a click. Nel caso si opti per la prima scelta, come al solito è essenziale pulire e sgrassare accuratamente la superficie da ricoprire, in particolar modo se si tratta di un pavimento preesistente che è stato molto spacchettato. Attenzione all’etichetta, perché diversi pavimenti in PVC autoadesivo impogono di tenere le lame per un certo periodo a temperatura ambiente prima di procedere alla loro installazione. Quest’avvertenza è ancora più importante quando si vada a operare su pavimenti riscaldanti, che vanno spenti almeno due gioni prima dell’installazione. Nel caso in cui, dopo la posa, si noti una certa risalita di adesivo verso i bordi delle lame ch sono stati appena installati, è necessario pulire con un panno imbevuto di alcool non denaturato, avendo cura di non usare solventi: questi, infatti, possono penetrare nelle fughe e negli interstizi e sciogliere la sostanza adesiva delle lame stesse, con distacchi ed effetti disastrosi, com’è facile immaginare.

Posa pavimenti laminati

Il pavimento laminato è selezionato soprattutto per la sua capacità di riprodurre con molta precisione le diverse essenze del legno, permettendo così anche a chi non voglia affrontare la spesa (non indifferente) per un “vero” parquet in legno di godere del fascino estetico di tale materiale. Per la precisione, si parla di laminato quando ci si riferisce a una sostanza realizzata in resina e fibra di legno ricoperta da un film protettivo ad alta resistenza. In mezzo si trova appunto un foglio decorativo che imita la venature del legno, con un risultato molto simile a quello delle essenze più pregiate. In questo modo si può scegliere il pavimento perfetto per armonizzarsi con i mobili e i complementi d’arredo della casa. I vantaggi principali della posa di pavimenti laminati riguardano prima di tutto il minor costo rispetto al legno, l’elevata resistenza del materiale al calpestio e all’usura, la capacità di conservare il suo colore naturale anche quando si trova in una zona molto sollecitata dal sole e dalla luce e, infine, la scarsa manutenzione necessaria: addio, in altre parole, all’applicazione di diversi tipi di prodotti per mantenere il legno ben idratato e nutrito. I laminati possono essere acquistati in spessori variabili, che di solito vanno dai 6 ai 12 millimetri, con le variabili del costo e della resistenza che aumentano di conseguenza. Quando si acquista un pavimento in laminato è bene accertarsi anche della resistenza, che di solito viene indicata da una sigla e da un numero.

Una delle modalità più utilizzate per l’applicazione del pavimento in laminato, proprio in virtù della sua leggerezza e delle caratteristiche fisiche, è qulla flottante senza colla, semplicemente facendo uso delle tecniche di incastro. Come per il pvc, il consiglio è di acquistare sempre più laminato rispetto a quello effettivamente richiesto, perché nel caso in cui nel tempo si abbia bisogno di effettuare delle riparazioni con il laminato avanzato dalla posa è possibile effettuarlo, senza doversi preoccupare di trovare la stessa marca e lo stesso colore del pavimento originario. Una buona regola è quella di comprare il 10% in più circa rispetto alla metratura necessaria, anche tenendo conto che quando si va ad agire sulle pareti bisogna calcolare un certo spazio per il battiscopa d elementi analoghi.

Essenziale, prima della posa del pavimento in laminato, è l’applicazione di un tappetino isolante che può essere realizzato in diversi materiali e garantisce un’applicazione solida e duratura, che protegga il pavimento da sollecitazioni eccessive, dall’umidità e dalle reazioni chimiche. I materiali più utilizzati per il tappetino isolante sono il polistirene, la fibra cellulosa, il polietilene e anche il sughero, materia prima che viene scelta soprattutto quando si è alla ricerca di una soluzione ecologica.
Anche per la posa dei pavimenti in laminato è essenziale lasciare delle fughe e dei giunti di dilatazione tra il laminato stesso e le pareti. A differenza del legno, infatti, il laminato è molto più sensibile alle variazioni di temperatura e di umidità, con dilatazioni che di norma non possono essere viste senza controllare personalmente ma che, se si è applicato il rivestimento troppo a ridosso dei muri, possono portare alla deformazione e in altri casi anche alla rottura del materiale. Con i battiscopa poi si eliminano gli antiestetismi causati dalla distanza tra il rivestimento e il muro. Dopo aver terminato la posa del pavimento in laminato si deve pensare alla sigillatura delle giunzioni, per evitare come sempre che l’umidità o la presenza di eventuali liquidi sul pavimento possano filtrare e rovinare il lavoro effettuato. Le sostanze più usate per questo scopo sono i sigillanti impermeabili, che non incollano ma sigillano grazie al silicone, creando una barriera contro le infiltrazioni solida e in grado di resistere anche a sollecitazioni notevoli. È sempre bene, in ogni caso, studiare con attenzione la scheda prodotto perché i progressi della tecnica hanno portato all’uso di diversi tipi di laminati, con effetti estetici diversi ma anche con una resistenza superiore al calpestio e agli agenti chimici. I pavimenti in laminato vengono sovente venduti in fogli anche spesso le grandi catene di distribuzione, e possono essere applicati con il fai da te senza bisogno di interventi di manutenzione in futuro.

Posa su pavimento esistente

Quando ci si trova a dover posare un nuovo pavimento, ci sono diversi elementi da tenere presenti: prima di tutto la necessità, o meno, di rimuovere il pavimento già esistente, che fino a qualche anno fa era la norma. Oggi l’avvento di materiali avanzati e particolarmente sottili e leggeri rende invece possibile la posa del pavimento direttamente sopra quello precedente. Questo comporta una riduzione drastica dei tempi e dei costi per la posa e l’installazione, visto che non è più necessario provvedere alla rimozione di piastrelle o di listoni già presenti. Inoltre, spesso una rimozione malfatta era la causa di problemi con i pavimenti sostitutivi, perché non si riusciva a ricreare un fondo sufficientemente uniforme e senza imperfezioni.

Applicare il nuovo pavimento su quello vecchio consente invece di sfruttare una superficie naturalmente liscia e così di minimizzare questo genere di problematiche. Nel caso in cui si scelga questa tipologia d’intervento, il nuovo pavimento utilizza quello vecchio come un vero e proprio sottofondo. Si tratta ad esempio di una soluzione popolare in casi di ristrutturazione, oppure quando, per diversi motivi, il proprietario di un’abitazione non vuole eliminare il pavimento esistente anche se non risponde più ai canoni estetici moderni oppure è rovinato. L’essenziale è che il pavimento vecchio, anche se non più in ottime condizioni, possa funzionare al meglio come fondo: in altre parole, non ci devono essere avvallamenti né sconnessioni di alcun tipo, ma deve risaltare la continuità e l’uniformità della posa. Solo così l’applicazione de parquet, del pavimento in resina, delle piastrelle o del linoleum – a seconda delle preferenze del cliento e dei suoi scopi – potrà essere facile, duratura e resistente. Ogni materiale del pavimento nuovo, poi, ha delle specifiche esigenze che non vanno in alcun modo sottovalutate. Per prima cosa per il parquet, viste le sue caratteristiche, ci vuole una superficie sottostante che sia perfettamente planare, compatta e omogenea: quindi sì a marmo, a granito, a piastrelle, mentre ovviamente non vanno bene moquette, linoleum o PVC, che invece vanno rimossi nel caso in cui si sia scelto il legno come rivestimento. Attenzione sempre a rimuovere anche ogni traccia di collante per evitare poi problemi seri più avanti nelle diverse fasi dell’installazione.

Un aspetto che può sembrare ovvio ma che va sempre tenuto presente quando si vuole operare la posa di un pavimento su uno già esistente è la quota. Il nuovo pavimento, infatti, sarà a un livello superiore rispetto al già esistente, in una misura che dipende direttamente dallo spessore delle piastrelle o dei listoni, ma che raramente è sotto a 1,2-1,5 centimetri. Anche la quantità di colla che viene utilizzata per la posa influenza questa caratteristica. Questo significa che, prima di decidere per un intervento di tal genere, è assolutamente necessario valutare cosa possa comportare un innalzamento del pavimento, ad esempio nel caso delle ante dei mobili, per gli stipiti delle porte e così via. Se non c’è sufficiente luce tra questi elementi e il nuovo pavimento, l’unica alternativa è smontare il telaio e intervenire per ridurre la loro altezza.
Una volta che ci si sia accertati dell’effettiva possibilità di intervenire con un’installazione sopra un pavimento precedente, bisogna preparare il piano di posa, con una pulizia accurata che userà diversi prodotti a seconda del materiale del pavimento esistente. Per esempio, se si fa una nuova applicazone su delle piastrelle di ceramica bisogna utilizzare uno sgrassante e poi applicare uno strato di primer in modo da migliorare l’aderenza del nuovo pavimento. Se invece la struttura precedente è realizzata in materiali come il marmo o la pietra, una graffiatura eseguita con accuratezza permetterà di effettuare un’installazione senza intoppi. In seguito si procede all’applicazione di eventuali strati isolanti, ad esempio per la tipologia della posa flottante, e infine la posa vera e propria, con l’incollaggio del nuovo pavimento. È essenziale che vengano eliminati i residui di strati percedenti, ad esempio la colla e la gomma. Attenzione perché la planarità del pavimento precedente va misurata non solo “a occhio”, ma con una staggia di almeno due metri di lunghezza. C’è sempre la possibilità, nel caso di minimi dislivelli, di utilizzare caricando le piastrelle di colla, ma sempre senza superare i 4 o i 5 millimetri di spessore.

Costo posa pavimento

Il costo della posa di un pavimento dipende dal tipo di posa, dal tipo di materiale che viene utilizzato per il rivestimento, dalla presenza di un pavimento preesistente, dal tipo di colle usate e così via, il tutto senza dimenticare i fattori estrinseci dell’ambiente in cui si opera: se un cantiere è difficile da raggiungere, il prezzo aumenterà, e comunque secondo le più recenti rilevazioni in ogni caso i piastrellisti hanno una retribuzione oraria e una tantum differente a seconda della Regione in cui operano. I costi possono essere particolarmente alti quando si effettuano ristrutturazioni di case o edifici in zone isolate, per cui, ad esempio, non si può avere un magazzino edile sottomano nel caso in cui si verifichino problemi od ostacoli.
Per quanto riguarda il tipo di materale utilizzato, la posa del laminato e del pvc è di solito più conveniente di quella del gres o di quella del legno. Oltre al prezzo al metro quadro bisogna tenere presente anche il formato, visto che di norma, anche se può sembrare poco intuitivo, formati maggiori – che dovrebbero significare un’installazione più rapida – hanno un costo superiore per la posa, anche se di solito la differenza è di pochi euro al metro quadro. In particolare, lo sfrido – cioè il materiale che viene scartato quando non si ha una piastrella intera – è una variabile che va a influenzare questi costi per la maggior difficoltà che comporta il taglio di un grande formato.

Pose particolari, con effetti artistici e decorativi raffinati o complessi, hanno ovviamente un costo superiore: è il caso dei mosaici e dei patchwork, per i quali inoltre bisogna fare riferimento a professionisti molto esperti.
Anche il tipo di posa incide sul costo finale della posa di un pavimento, che sia interno, esterno galleggiante, esterno a secco e così via. Ad esempio la posa ortogonale, più semplice e soprattutto con un minor numero di tagliate lungo il perimetro dell’ambiente da rivestire, ha un costo minore della posa diagonale. Nel caso di un pavimento galleggiante o flottante è una variabile che inciderà sul conto finale anche lo stato del sottofondo esistente, che può comportare operazioni più o meno complesse per renderlo perfettamente planare. Un’installazione su una struttura realizzata a regola d’arte avrà un costo sicuramente minore (oltre che tempi molto più brevi) rispetto a un pavimento o a un fondo in cattive condizioni, che impongono rappezzi, rasature e magari anche l’uso di sostanze autolivellanti per eliminare i dislivelli.

È difficile fare delle stime precise su quanto costi la posa di un pavimento, visto che, come si è detto, le variabili coinvolte sono molte e ogni caso fa storia a sé, oltre naturalmente alle comprensibili differenze che esistono tra la proposta di un’azienda e quella di un’altra. Se si va a operare su un fondo in buono stato, che non richieda operazioni particolarmente complesse, con piastrelle comuni, includendo anche la colla, lo stucco, il trasporto e gli altri costi accessori, oggi sono necessari circa 30 euro per metro quadro, ma questo costo può essere molto più elevato per pose artistiche o rivestimento di particolari manufatti. In linea di massima, si può dire che calcolando anche il costo del materiale scegliere di avere un nuovo pavimento può costare circa il doppio, sui 60-70 euro a metro quadro per piastrelle di fattura comune e di media qualità. Da ricordare, poi, che l’operazione di rivestimento di un pavimento non si esaurisce con la semplice posa: bisogna prima di tutto calcolare anche il costo di elementi come i battiscopa, che non vengono di solito calcolati nei preventivi. Da ricordare anche i lavori cosiddetti “in economia”, quando applicazioni più difficili del solito richiedono un numero di ore superiore a quello standard; non è infrequente, in questi casi, che venga applicata una formula a tempo o a forfait. Inoltre c’è da considerare la manutenzione: questa è una voce che non ha particolare rilevanza quando il materiale scelto è il PVC o il laminato, ma che invece è molto importante se si è posato un parquet in legno. Le essenze legnose infatti richiedono una continua cura e l’applicazione di specifici prodotti affinché mantengano le loro qualità naturali estetiche e di resistenza all’usura, soprattutto nelle zone più umide, in quelle con luce diretta (che può portare a un cambiamento del colore del legno) o ancora in quelle a elevato calpestio. Si tratta, in sostanza, del prezzo da pagare per scegliere il materiale più pregiato.